festival Aquamour
mostra collettiva in collaborazione con il Festival Aquamour: Andrea Bernabini, Paolo della Corte, Andrea Morucchio, Federico Sutera, Dominique Voge
March 21 → 28, 2025
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time: 2.30 PM → 5.30 PM
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March 21 → 28, 2025 / time: 2.30 PM → 5.30 PM /
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Il segno dell’acqua | 16 Maggio 2023, Alluvione in Emilia-Romagna
In Il segno dell’acqua, l'autore indaga le nuove relazioni tra uomo e ambiente nate all'indomani di un trauma profondo come l’alluvione del maggio 2023. Il progetto esplora il concetto di vulnerabilità attraverso un’iconografia del vuoto e del silenzio — elementi divenuti quasi tattili, al pari del fango ossidato dal sole e degli odori persistenti. Spazi un tempo vitali appaiono oggi svuotati, trasformandosi in impronte mnemoniche dove l'assenza fisica diventa protagonista e spazio interiore in cui emerge con forza la fragilità umana.
Il lavoro si focalizza su un silenzio che "grida", capace di forzare il confronto con la precarietà dell’esistenza e dell'ecosistema. Attraverso un linguaggio visivo che evoca sospensione e attesa, l'opera rende visibile non solo ciò che è stato cancellato, ma anche ciò che resta impresso nel paesaggio e nella memoria collettiva. Mettere in luce questa metamorfosi significa conservare una traccia visiva e concettuale necessaria per interrogarsi sulla rigenerazione del territorio, stimolando una riflessione collettiva sul rispetto dell’equilibrio che lega l'uomo all'acqua e invitando a una nuova responsabilità verso la gestione del rapporto con la natura.
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La notte tra 12 e il 13 novembre 2019 la seconda acqua più alta della storia ha invaso Venezia provocando ingenti danni e scatenato le eterne polemiche su quel che non è stato fatto e quello che si avrebbe dovuto fare. Proprio in quei giorni usciva anche l’ultimo numero della rivista Nature con uno studio sull’innalzamento dei mari e le conseguenze che ne deriveranno. E’ tre volte più catastrofico in quanto prevede per il 2050 un innalzamento medio di 10 cm. Per quella data la marea si mangerà Venezia. E non si salveranno neppure Padova e Treviso.
Ho immaginato la città come potrebbe essere tra una trentina d’anni: sommersa; e i veneziani come anfibi che si muovono per le calli nuotando, galleggiando o immersi sotto acqua, diventata un liquido amniotico. Un’ idea che nasce molti anni fa’ sul finire degli anni ‘80, quando Federico Fellini veniva spesso in città e si incontrava con mio padre che avrebbe dovuto pensare e scrivere la sceneggiatura di un film su Venezia. Già parlavano di palazzi sommersi e abitanti anfibi. Erano anni quindi che cercavo un modo per rendere le loro visioni. Ho approfittato di un grande acquario che si trova nella hall dell’ Hotel Aquarius, che da lì a pochi mesi sarebbe stato aperto in campo San Giacomo dell’ Orio, invitando una trentina di veneziani ad immergersi e ad immaginarsi come si sarebbero comportati in una situazione così estrema.
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Venezia Anno Zero è un progetto di Andrea Morucchio basato sulla documentazione video che l'artista veneziano ha realizzato nella sua città tra marzo 2020 e aprile 2021, durante i vari periodi di lockdown. L'unicità di questa documentazione video, che mostra una Venezia mai vista prima e che mai più si vedrà, ha portato Morucchio a sviluppare diverse espressioni artistiche, tra cui la creazione di una serie di stampe in edizione limitata, Stills Venezia Anno Zero, utilizzando immagini estrapolate (stills) dai centinaia di videoclip che compongono il progetto Venezia Anno Zero.
Oltre all’immagine del paesaggio veneziano, sulle stampe compaiono indicazioni sul luogo in cui è stata scattata, con una pianta della città e una vista 3D, la data e l'orario, oltre a un QR code che può essere utilizzato con lo smartphone per visualizzare il video corrispondente all'immagine stampata.
Questa serie di opere rappresenta la parte tangibile del progetto Venezia Anno Zero: una forma di estensione, seppur bidimensionale ma comunque fisica, dei video. Insieme alle indicazioni temporali e geografiche, diventano espressione e testimonianza del senso e dei concetti alla base del progetto VAZ.
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In questi ultimi anni, il centro storico veneziano ha visto il numero dei suoi residenti scendere sotto i 50.000. La città perde circa 1.000 residenti all'anno, in relazione all'aumento del numero dei posti letto e dell'offerta turistica. Persone e attività che non operano nel settore della monocoltura turistica vengono allontanate dalla città per lasciare spazio ai simulacri del turismo di massa e ai 27 milioni di visitatori che arrivano ogni anno (il 75% dei quali sono escursionisti giornalieri). Da cittadino veneziano sono molto preoccupato per le sorti della mia città e con questo progetto fotografico, che ho intitolato “Venice for sale”, vorrei portare l'attenzione ed evidenziare, in chiave ironica, i problemi che il turismo di massa ha causato al centro storico e i suoi effetti collaterali nel tessuto sociale ed urbano. Per evitare che Venezia “affondi”, o, come scrive Salvatore Settis, che “muoia”, è necessario che vengano adottate urgentemente politiche sostenibili che possano in qualche modo limitare il fenomeno dell'Overtourism.
Se consideriamo che persino le persone che visitano abitualmente Venezia, coloro che vi tornano spesso, fanno fatica a riconoscerla, e che gli abitanti che amano e vorrebbero continuare a vivere questa città non possono permettersi di competere con il mercato turistico, quale futuro attende Venezia?
Per vedere le altre foto del progetto: https://www.federicosutera.photography/veniceforsale
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Il mio lavoro fotografico mette in discussione il modo in cui guardiamo ciò che ci circonda e, soprattutto, il modo in cui lo facciamo. La fotocamera, come estensione dell’occhio, mi aiuta a portare alla luce dettagli fugaci che diventano fonte di ispirazione e meraviglia. Colgo l’essenza delle mie immagini nella vita proteiforme dell’acqua, attraverso il suo movimento costante.
La trasparenza, il gioco di luci, i colori, le strane grafiche sulla superficie dell’acqua catturano il mio sguardo e strutturano la mia ricerca. Scruto anche le nuvole, che creano immagini mutevoli e metamorfosi con combinazioni molteplici e fugaci. La mia intenzione fotografica: interrogare e deliziare l’occhio!